Si definisce pseudoartrosi la mancata consolidazione di una frattura a distanza di circa 6 mesi dall’evento traumatico. È una complicazione tardiva determinata dalla compromissione dei normali processi di guarigione della frattura.
Per poter guarire una frattura necessita di una buona stabilità e di un adeguato apporto di sangue. I frammenti della frattura devono rimanere ben affrontati per tutto il tempo necessario per la guarigione.
Il corretto affrontamento può essere ottenuto con un trattamento conservativo (gesso) oppure chirurgico (placche, chiodi o fissatori esterni), fondamentale però è che la stabilità della riduzione venga mantenuta fino alla guarigione completa. È inoltre necessario un buon apporto ematico a livello del focolaio di frattura così che possa essere raggiunto dalle cellule deputate alla produzione di nuovo tessuto osseo.
Alcune fratture non guariscono anche quando il trattamento, chirurgico o non, risulta appropriato.
Fattori di rischio
Tra le condizioni che possono favorire questa complicanza ci sono:
- fumo
- diabete
- età avanzata
- assunzione di FANS o corticosteroidi
- infezione
Vi sono ossa come le ossa della mano (scafoide) o il femore in cui l’apporto ematico può essere facilmente interrotto dal trauma e possono far fatica a guarire, altre come la tibia in cui i tessuti circostanti sono poco rappresentati e possono essere danneggiati dal trauma rendendo difficile la consolidazione completa.
Diagnosi
I pazienti affetti da pseudoartrosi lamentano persistenza del dolore anche a distanza dal trauma. Il dolore può essere continuo o presente solo al carico o al movimento. La diagnosi di solito viene fatta con le semplici radiografie, solo in casi particolari può essere necessaria la TC, soprattutto per la programmazione del trattamento della complicanza.
Gli esami di laboratorio possono essere utilizzati per scoprire patologie associate che possono aver favorito la pseudoartrosi (infezioni, diabete, anemia).
Terapia
NEL TRATTAMENTO DELLE PSEUDOARTROSI MOLTO DISCUSSO È IL TRATTAMENTO CONSERVATIVO CON CAMPI MAGNETICI E ONDE D’URTO A BASSA FREQUENZA POICHÉ LA LETTERATURA NON È UNIVOCA NEL SOSTENERE QUESTE PROCEDURE.
Solitamente la pseudoartrosi viene affrontata chirurgicamente con curentazione del focolaio di pseudoartroci per eliminare la cicatrice inerte e stimolare il nuovo apporto ematico e la sostituzione del mezzo di sintesi.
Come mezzi di sintesi si possono utilizzare placche, chiodi (trattamento di prima scelta nelle pseudoartrosi delle ossa degli arti inferiori) o i fissatori esterni (nella pseudoartrosi settica perché offre una maggiore chance di bonificare completamente il sito di infezione). Solitamente a questi viene aggiunto dell’innesto osseo autologo(prelevato dal paziente stesso) o omologo (proveniente da banca dell’osso), o in alternativa dei sostituti ossei che hanno la stessa funzione.