Dr. MAURO MOLINAORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIACHIRURGIA PROTESICA
Fratture

Per frattura si intende la perdita di continuità di un osso che può essere di origine traumatica o spontanea (patologica).

Nel caso di un trauma, l'osso si frattura quando il trauma supera i limiti di resistenza dell'osso stesso. Il trauma può essere diretto o indiretto. Nel primo caso l'osso si frattura nel punto in cui viene applicata la forza. In caso di trauma indiretto, invece, la frattura interessa una parte dell’osso distante dal punto di applicazione. 

Le forze possono essere di torsione, di flessione, di compressione o da strappo conseguente ad un’avulsione ossea determinata dalla contrazione brusca di un muscolo. 
 

Fattori di rischio

Se l'osso è minato da un processo patologico (sistemico o locale), si possono verificare fratture anche in presenza di forze di modesta entità; in questi casi si parla di fratture patologiche (Osteoporosi o localizzazione di metastasi tumorali).

Esistono poi fratture da stress determinate dalla ripetizione di continue sollecitazioni sull'osso (tipico esempio è la frattura del 2° metatarso nei marciatori).

Le fratture possono essere composte quando le estremità dell’osso rotto si mantengono nella loro posizione; scomposte quando le estremità dell’osso si disallineano; esposte quando l’osso lacera la cute sovrastante.

Sintomi

I sintomi tipici di una frattura sono:

  • dolore intenso,
  • deformità (l’arto o l’osso colpito sembra fuori posto),
  • gonfiore e lividi attorno alla lesione,
  • intorpidimento e formicolio,
  • difficoltà a spostare l’arto.
     

Diagnosi

Per la diagnosi di frattura è necessaria una radiografia dell’osso interessato. Talvolta nel caso di fratture composte queste possono non essere evidenziate dalle normali radiografie per cui è necessario ricorrere all’utilizzo di una TC. 
 

Terapia

LA TERAPIA È CONSERVATIVA CON L’UTILIZZO DI IMMOBILIZZAZIONE CON GESSO O CON TUTORI NELLA MAGGIOR PARTE DELLE FRATTURE COMPOSTE. 

Le fratture scomposte o esposte necessitano solitamente di un trattamento chirurgico. Le fratture esposte possono essere gravate da un rischio aumentato di infezione del sito di esposizione. 

Il trattamento chirurgico prevede la riduzione della frattura scomposta ossia il riallineamento dei frammenti di frattura e la sua stabilizzazione con mezzi di sintesi che possono essere chiodi endomidollari nel caso di fratture diafisarie (cioè della parte lunga dell’osso) o placche nel caso di fratture metafisarie o articolari (cioè in prossimità dell’articolazione). Le fratture esposte possono essere trattate con fissatori esterni. 

La stabilizzazione delle fratture deve essere eseguita in urgenza nelle fratture diafisarie per il rischio di sanguinamento o di lesioni secondarie dovute al movimento dei frammenti di frattura. Le fratture metafisarie o articolari vengono operate con un’urgenza differibile. Fondamentale in queste ultime è che le condizioni dei tessuti molli siano ottimali (riduzione dell’edema e dell’ematoma) così da ridurre il rischio di complicanze nella guarigione delle ferite. L’obiettivo del trattamento chirurgico è quello di ottenere una riduzione anatomica e una stabilizzazione sufficiente per permettere un’immediata mobilizzazione delle articolazioni così da evitare la rigidità.

Le fratture guariscono solitamente in 4/8 settimane a seconda delle ossa interessate. La terapia chirurgica non accelera la guarigione della frattura ma permette la consolidazione nella posizione corretta con un migliore recupero funzionale dell’arto fratturato. 
 

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